Comiso

  • Cenni Storici

    COMISO

    Le prime tracce di insediamenti umani nella zona collinare del territorio di Comiso risalgono all’epoca neolitica ed eneolitica. In questa zona i Siculi impiantarono delle officine di selce, che veniva estratta, lavorata ed esportata. Il nome dell’odierna città si pensa che derivi dall’antica  Casmene, sub-colonia siracusana dei greci situata nella località del Cozzo di Apollo, colle dei monti iblei subito sopra Comiso. Come il resto dell’odierno territorio ragusano anche Comiso conobbe dopo la dominazione greca, quella romana, durante la quale venne denominata Jhomisus, e successivamente quella bizantina dove assumerà il nome di Comicio, in onore della loro patria d’origine Comizo. Il dominio bizantino(IV-IX sec. d.C.) portò una lenta ma costante crescita dell’abitato, progredito successivamente anche sotto gli arabi(IX-XI sec. d.C.) con la costruzione dei primi muri a secco che ancora oggi caratterizzano il paesaggio circostante. Tuttavia le basi del futuro paese si instaurarono quando gli Aragonesi, insediatisi nel 1296, cedettero Comiso ad un certo Federico Speciario da Messina, che fece edificare nel nucleo urbano un palazzo-castello e altre fortificazioni. Dal 1321 in poi il feudo subì diverse cessioni, da Berengaro De Lubera a Giovanni Chiaramonte, e da questi ai Riggio per poi passare nel 1392 al catalano Bernardo Cabrera, entrando così a far parte della Contea di Modica. Ma la vera svolta si ebbe soltanto nel 1453 quando a causa di una grave crisi economica Giovanni Cabrera, figlio di Bernardo, cedette Comiso ai Naselli, nobili di antica famiglia che tennero il controllo del feudo fino al 1816 e sotto i quali raggiunse livelli economici e sociali eccezionali. Questi ultimi grazie a leggi moderne e appropriate ai nuovi tempi, come la concessione dei possedimenti in enfiteusi, l’istituzione di fiere libere da vincoli doganali, concessioni di franchigie e vari altri provvedimenti riuscirono a far vivere alla città un periodo di splendore mai conosciuto fino ad allora. L’unica parentesi buia che fece rallentare questi processi di rinnovamento si ebbe durante il XVII secolo, il quale vide susseguirsi prima il notevole regresso demografico della popolazione, fatto registrare in seguito alla fondazione del vicino Casale di Vittoria nel 1607, poi la terribile pestilenza del 1624 ed infine il tragico terremoto del 1693, che causò morti ed enormi danni all’abitato. Da questi brutti eventi però il popolo comisano seppe risorgere con forza e grazie al clima di fervore costruttivo di quegli anni nacquero nuovi palazzi pubblici e privati, chiese e altri monumenti nel caratteristico barocco siciliano che è ancora oggi visibile nei suoi tratti indistinguibili. Al fine di risollevare la città dai tristi avvenimenti passati e ridarle nuovo impulso economico grazie alla benevolenza dei Naselli nascono a Comiso i primi opifici industriali, come la cartiera costruita nel 1729, e i saponifici, costruiti nel 1742. Sono questi gli ultimi anni di splendore della famiglia Naselli che d’ora in avanti inizierà la sua fase declinante, culminata nel 1816 con la soppressione della feudalità in Sicilia. Si aprirono così anche a Comiso le porte di un forte rinnovamento sociale, con i Borboni prima e con il Regno d’Italia dopo. Tale periodo di riforme subì un forte rallentamento con l’avvento della prima e seconda guerra mondiale. Unica nota positiva di quegli anni fu la costruzione di un aeroporto che inizialmente impiegato per scopi militari è stato solo negli ultimi anni(e dopo tante battaglie politiche) inaugurato come aeroporto civile, consentendo così di avere un approdo aereo anche alla provincia di Ragusa. Dal dopoguerra in poi, oltre ad una discreta crescita nel settore agricolo, la città di Comiso grazie alla presenza nel suo territorio di una pietra calcare sotto molti aspetti simile al marmo, ha avviato una forma di industria di lavorazione della pietra ancora oggi fortemente sviluppata e che le ha conferito l’appellativo di “Città della Pietra”.

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